Santa Maria della Libera – Provvidenti (CB)
Storia
La Chiesa di Santa Maria della Libera si sviluppa su pianta rettangolare a navata unica. Nella parte posteriore presenta un annesso costituito dalla canonica. Probabilmente l’impianto risale ad epoche differenti, come è possibile evincere dai diversi spessori della muratura, costituita, comunque, in tutte le sue parti da muratura in pietrame a sacco. La copertura si presenta a due falde sulla chiesa, ed a padiglione sulla canonica. I tetti, di antica fattura, sono costituiti da capriate, travi di legno e tavolato. Le coperture sono in coppi di argilla. La parte annessa presenta invece un solaio di copertura inclinato con travi in c.a. Le murature esterne del manufatto sono prevalentemente intonacate ad esclusione della facciata principale che nel corso degli anni è stata rimaneggiata.
Condizioni Iniziali
Prima degli interventi progettuali, la Chiesa di Santa Maria della Libera versava in condizioni di spiccata vulnerabilità statica, aggravate in modo determinante dagli eventi sismici del 31 ottobre 2002.
L’edificio, caratterizzato da una pianta a navata unica con annessa canonica, presentava una struttura portante eterogenea, indice di diverse fasi costruttive. Questa era costituita prevalentemente da muratura in pietrame a sacco, una tipologia costruttiva intrinsecamente vulnerabile alle azioni sismiche a causa della scarsa coesione interna. Tale vulnerabilità era acuita dalla mancanza di idonei sistemi di irrigidimento e di incatenamento delle scatole murarie. Questa carenza strutturale ha favorito, sotto l’azione del sisma, l’innesco di meccanismi di collasso fuori piano, manifestatisi con vistose fessurazioni e distacchi di materiale, estesi sia alle murature portanti che ai solai a volta. A questo quadro di danno sismico si sovrapponevano problematiche preesistenti, in particolare un dissesto attivo generato da cedimenti fondali. Tale fenomeno, testimoniato dalla presenza storica di uno sperone di rinforzo lungo la parete longitudinale destra, era già in atto prima del terremoto, che ha agito da fattore aggravante.
La combinazione di queste criticità ha compromesso gravemente la sicurezza dell’immobile, portando alla sua dichiarazione di inagibilità e necessitando un intervento di somma urgenza da parte della Soprintendenza per il puntellamento del soffitto voltato, al fine di scongiurare crolli imminenti.

Obiettivi di progetto
Il progetto di restauro messo in atto per la Chiesa di Santa Maria della Libera è stato finalizzato al ripristino della stabilità strutturale post-sismica e alla riapertura al culto, attraverso una serie di interventi mirati e suddivisi in due fasi operative. Gli obiettivi della prima fase, focalizzati sull’urgenza statica, hanno compreso il consolidamento delle volte lesionate, attuato mediante l’applicazione di resine epossidiche all’intradosso e di un manto in fibra di carbonio all’estradosso. Contestualmente, si è realizzato un cordolo di coronamento sommitale in acciaio, mediante un profilo UPN 240 chiodato alla muratura, per garantire un efficace irrigidimento della scatola muraria. A completamento di questa fase, si è provveduto al completo rifacimento della copertura lignea, con un nuovo sistema di capriate e arcarecci saldamente ancorato al cordolo metallico. Una successiva perizia di variante ha ampliato gli obiettivi progettuali per rispondere alle criticità emerse e per utilizzare nuovi fondi, includendo interventi cruciali per la sicurezza e il decoro. Tra questi, l’obiettivo più rilevante è stato la messa in sicurezza della facciata principale, che ha richiesto la demolizione totale del rivestimento in marmo e della retrostante controparete, seguita dal ripristino dell’aspetto originario con paraste e finitura a intonaco, secondo le prescrizioni della Soprintendenza. Infine, il progetto attuato ha incluso il consolidamento degli stucchi interni a rischio distacco, il ripristino delle lesioni agli intonaci, la tinteggiatura generale, l’applicazione di intonaci deumidificanti in sacrestia e la realizzazione ex novo dell’impianto elettrico, con predisposizione per quello termico.
Soluzioni adottate
Per far fronte alle criticità rilevate, le soluzioni progettuali adottate in questa fase si concentrano innanzitutto sul consolidamento e il miglioramento statico delle murature perimetrali e di sostegno che hanno subito danni. Queste saranno trattate mediante interventi di ripresa della muratura, applicando la tecnica tradizionale del “cuciscuci” per ripristinare la continuità materica nelle aree lesionate. Contestualmente, si procederà con iniezioni di miscele leganti a bassa pressione, finalizzate a migliorare la coesione interna della struttura a sacco e a incrementarne la resistenza complessiva. Particolare attenzione è rivolta al consolidamento delle volte, che sarà eseguito seguendo il criterio fondamentale di non comportare alcun appesantimento della struttura, al fine di non gravare ulteriormente sulle murature portanti già compromesse.
Infine, durante queste fasi di consolidamento, verranno presi in considerazione e trattati anche alcuni aspetti di decadimento non direttamente dipendenti dagli eventi sismici, ma che compromettono comunque la corretta conservazione a lungo termine del manufatto.






Risultati
A seguito della realizzazione degli interventi progettuali, la Chiesa di Santa Maria della Libera ha superato la condizione di precarietà statica che ne aveva determinato l’inagibilità.
L’obiettivo primario di ripristinare la sicurezza strutturale è stato conseguito: le carenze statiche, aggravate dagli eventi sismici, sono state risolte. Le murature portanti, precedentemente interessate da fessurazioni e distacchi, risultano ora efficacemente consolidate. L’applicazione della tecnica del “cuci-scuci” ha ripristinato la continuità materica nelle aree lesionate, mentre le iniezioni a bassa pressione hanno restituito coesione e compattezza alla compagine muraria “a sacco”, migliorandone la risposta alle sollecitazioni.Anche le strutture voltate sono state messe in sicurezza, arrestando i fenomeni di distacco senza tuttavia introdurre appesantimenti che avrebbero potuto alterare l’equilibrio statico originario del manufatto. Contestualmente, il trattamento degli aspetti di decadimento collaterali ha permesso di arrestare i processi di degrado che, pur non essendo di origine sismica, minacciavano la conservazione a lungo termine dell’edificio.
L’esito complessivo di questa fase di intervento è dunque il superamento delle criticità più urgenti, permettendo la riapertura della chiesa al culto in condizioni di sicurezza e garantendo la salvaguardia degli elementi architettonici peculiari del manufatto.
