Palazzo baronale – Rotello (CB)

Storia

Il castello di Rotello è comunemente detto Palazzo ducale Colavecchio dal nome di una delle ultime famiglie che lo hanno posseduto. L’impianto generale rivela un’ articolazione di corpi di fabbrica che si sono aggregati nel tempo fino a definire un complesso unitario anche dal punto di vista statico. Le sue vicende costruttive sono strettamente legate alla storia del borgo. Si presume che l’area occupata dal palazzo coincida con il primo nucleo fortificato normanno di Loritello, risalente all’XI secolo. Esso sorge infatti nella porzione più antica dell’abitato, costituendo la parte più significativa del centro medievale murato, in una posizione strategica a controllo della porta cittadina e in prossimità del sito della diruta Chiesa vecchia. Sebbene le sue origini non siano certe, è probabile che un primo impianto, in forme più contenute, sia sorto in epoca Longobarda.

Con la fine dei conflitti tra angioini ed aragonesi, il castello perse le sue originarie caratteristiche militari e fu ristrutturato per essere trasformato in un palazzo, ovvero una residenza signorile per i feudatari. Nonostante la trasformazione, l’antico carattere militare è tuttora evidenziato da elementi specifici come la torre rotonda, le alte e spesse murature e un massiccio rinfianco a scarpa che rinforza il lato esterno all’abitato.

Attualmente, il complesso si mostra integro nelle sue forme e nell’aspetto esteriore. Tuttavia, dal punto di vista distributivo, la sua coerenza originaria è stata alterata da adeguamenti funzionali, resi necessari dalla divisione ereditaria della proprietà in diverse unità immobiliari.

Condizioni Iniziali

Il Palazzo Colavecchio di Rotello, immobile di “interesse particolare” sottoposto a vincolo di tutela, si presenta in uno stato di notevole criticità strutturale. L’analisi dello stato di fatto evidenzia una serie di vulnerabilità intrinseche che ne compromettono la sicurezza, a partire dalle fondazioni, realizzate come una semplice prosecuzione della muratura nel terreno per circa 50-60 cm. Queste poggiano su rocce marnose molto fratturate, una condizione che espone l’intero fabbricato a un elevato rischio di cedimenti differenziali in caso di sisma.

Le strutture portanti verticali sono costituite da murature in pietra a doppio paramento, prive di adeguati collegamenti trasversali, e con malte in avanzato stato di degrado e dalle limitate caratteristiche meccaniche. La loro capacità resistente è ulteriormente indebolita dalla presenza di numerosi vuoti, come nicchie e canne fumarie. A livello orizzontale, quasi tutti i solai sono costituiti da volte in muratura che presentano lesioni diffuse; queste strutture sono risultate fragili, non sufficientemente rigide e non conformi alla normativa sismica. La vulnerabilità più grave è stata riscontrata nella copertura, la cui antica struttura in legno si trova in pessimo stato di conservazione ed è, soprattutto, totalmente scollegata dalle murature portanti. Questa mancanza di connessione impedisce all’edificio di avere un comportamento d’insieme di tipo scatolare, fondamentale per la resistenza alle azioni sismiche.

Questo quadro di carenze strutturali si traduce in un danno classificato come “grave”, motivato dalla presenza di diffuse lesioni diagonali passanti. La gravità della situazione è quantificata al quarto livello dell’edificio, dove la percentuale di muri lesionati raggiunge il 46,29%, superando ampiamente la soglia del 30% prevista per tale classificazione.

PROSPETTO FRONTALE “A”. Scala 1:100

Obiettivi di progetto

L’obiettivo primario del progetto era riparare i danni causati dagli eventi sismici. Parallelamente, si puntava a eliminare le vulnerabilità strutturali intrinseche dell’edificio e ad apportare un miglioramento generale del suo comportamento sismico. Fondamentale era che questi interventi fossero realizzati nel pieno rispetto della natura storica e architettonica del palazzo (che era vincolato), utilizzando quindi le tecniche meno invasive possibili. L’obiettivo finale era far sì che la struttura lavorasse in modo unitario, ottenendo un comportamento “a scatola” (grazie a migliori collegamenti tra muri, solai e copertura) per resistere in maniera efficace ai futuri terremoti.

Soluzioni adottate

L’obiettivo principale dei lavori previsti è stato quello di riparare i danni, eliminare le vulnerabilità e migliorare la risposta sismica dell’intera struttura, mirando a ottenere un comportamento “a scatola”. Parallelamente, si è proceduto al restauro del decoro architettonico originale.

Le fondazioni sono state rinforzate tramite l’installazione di micropali. Le murature portanti danneggiate sono state consolidate con la tecnica del “cuci e scuci” (ricucitura delle lesioni) e tramite iniezioni di malta per ricollegare i paramenti. I vuoti (come nicchie o canne fumarie) sono stati chiusi. Gli architravi fatiscenti sono stati sostituiti con putrelle in acciaio. Le murature non storiche sono state demolite e ricostruite con blocchi sismici portanti. Per le volte ed i solai è stato eseguito un consolidamento differenziato.

Le volte in pietra sono state consolidate all’estradosso con una cappa armata e consolidate con fibre di carbonio. Tutti i solai sono stati ancorati saldamente alle murature perimetrali per garantire il comportamento scatolare. Il tetto è stato rifatto in legno (recuperando gli elementi possibili), ancorato alle murature tramite cordoli perimetrali in acciaio (UPN 240).

Sono state inserite nuove capriate in legno per eliminare la spinta sulle pareti. Un doppio tavolato assicura la rigidezza del piano. Tutte le finiture e gli impianti danneggiati dal sisma o dai lavori strutturali (intonaci, tramezzi, pavimenti) sono stati ripristinati.

Risultati

A seguito del complesso intervento di “Riparazione con miglioramento sismico” eseguito su Palazzo Colavecchio, si è raggiunto un duplice risultato: il pieno recupero dai danni sismici e un significativo incremento della sicurezza strutturale, il tutto nel rigoroso rispetto del vincolo di “interesse particolare” che tutela l’immobile.

Il risultato tecnico fondamentale è stato l’ottenimento di un comportamento strutturale unitario di tipo “a scatola”. L’edificio, precedentemente vulnerabile a causa della mancanza di collegamenti efficaci tra le sue parti, è ora in grado di assorbire e distribuire le azioni sismiche in modo coeso, evitando concentrazioni di tensione e meccanismi di collasso locale.