Palazzo comunale – Gagliano Aterno (AQ)

Storia

La storia del Complesso di Santa Chiara affonda le radici nel IX secolo con la costruzione di un monastero benedettino, parte del quale fu successivamente inglobato dal convento delle Clarisse di S. Chiara, uno tra i più antichi d’Abruzzo, fondato tra il XIII e il XIV secolo.

La configurazione attuale del complesso è il risultato di continue modifiche e aggiunte. Il nucleo originario, a forma di L, comprendeva la Chiesa e il corpo perpendicolare ad essa. Tra il XVI e il XVII secolo, furono aggiunti gli altri corpi edilizi che diedero vita allo schema a blocco chiuso, articolato attorno a un chiostro quadrangolare porticato. La chiesa stessa ha subito significative trasformazioni: originariamente a navata unica con copertura a tetto e coro voltato, fu oggetto di un radicale rinnovamento decorativo nel 1685. In tale occasione, la navata fu coperta con una volta a botte, fu ricavata una loggia all’ingresso con tre campate a calotta ellittica, e fu realizzato il monumentale altare maggiore, sormontato dalla crociera medievale stuccata e affrescata. Nel 1748, il coro, posto dietro l’altare maggiore, venne riorganizzato su due livelli con arcate a crociera al piano terra e una cupola emisferica su pennacchi a copertura del livello superiore.

Il Complesso dell’ex Monastero, vincolato dalla ex Legge 1089 del 1939, si sviluppa su una pianta quadrangolare con un’appendice presso la Chiesa. Oggi, la porzione rilevata per un recente intervento post-sisma si sviluppa su tre livelli ed è destinata a servizi pubblici e uffici, quali sede comunale, farmacia, ufficio postale, centro culturale, museo e alloggi per il Corpo Forestale dello Stato. Le strutture evidenziano una costruzione in muratura, parte in pietra e parte in mattoni, con solai in volta, acciaio e laterizio.

Il complesso, in ragione della sua maggiore dimensione strutturale e vetustà rispetto agli edifici civili, ha subito seri danni a seguito degli eventi sismici del 6 aprile 2009, confermando l’elevata vulnerabilità degli edifici di culto.

Condizioni Iniziali

Il complesso, vincolato dalla ex Legge 1089 del 1939, affonda le sue origini tra il XIII e il XIV secolo con la fondazione da parte delle Clarisse. Inizialmente edificato fuori dal borgo, il suo sviluppo successivo lo ha portato all’attuale collocazione baricentrica nel centro storico del paese.

L’attuale configurazione è il risultato di continue modifiche e aggiunte, presentando uno schema a blocco chiuso e una pianta quadrangolare articolata attorno a un chiostro rettangolare porticato. Il nucleo originario, di forma ad L, composto dalla Chiesa e dal corpo perpendicolare ad essa, fu ampliato tra il XVI e XVII secolo per conferirgli la forma definitiva del chiostro. La Chiesa stessa subì un radicale rinnovamento decorativo nel 1685, che vide la copertura della navata con una volta a botte e l’introduzione di una loggia all’ingresso, oltre alla sistemazione del coro su due livelli nel 1748.

La struttura, che si sviluppa su due livelli fuori terra più un sottotetto, è costituita prevalentemente da murature realizzate parte in pietra e parte in mattoni, impiantate su assi regolari. Le fondazioni sono costituite dalla continuazione delle murature in elevazione con modesti allargamenti di spessore. La porzione oggetto di intervento, che si sviluppa su tre livelli, evidenzia una forma ad L (un lato del chiostro e l’appendice ortogonale, realizzata in un secondo momento) con vani di maggiori dimensioni al piano terra e più piccoli ai piani superiori, con la presenza di diverse opere in falso.

I solai interni sono vari e discontinui: sono presenti volte in pietra/mattoni, solai in acciaio e laterizio, e volte incannucciate (in canne e gesso). Una criticità strutturale è rappresentata dalla copertura, realizzata con solai in cemento armato spingente (inseriti in un precedente restauro del 1979), che risulta molto pesante e rigida rispetto al resto della struttura muraria, fattore che ha innescato pesanti azioni sulle murature sottostanti durante il sisma. Nonostante l’inserimento di tiranti per il contenimento della spinta, questi sono risultati mal tesi e, di conseguenza, poco efficaci.

Altre vulnerabilità preesistenti includono il cattivo ammorsamento delle pareti, la presenza di numerose volte e archi con spinte non contrastate e una cattiva qualità della muratura. I danni sismici si sono manifestati in ampie lesioni sulle volte, lesioni sui martelli tra le pareti longitudinali e delle facciate, e uno stacco delle volte delle ex celle dalle pareti.

Pianta Secondo livello Scala 1:100

Obiettivi di progetto

L’obiettivo fondamentale del progetto sull’ex Monastero di Santa Chiara consiste nell’effettuare un intervento di restauro conservativo che sia strettamente finalizzato alla riparazione del danno sismico e al miglioramento sismico dell’intera struttura. L’intento primario è salvaguardare il bene monumentale, garantendo la conservazione non solo della sua materia storica, ma anche del suo funzionamento strutturale, armonizzando al contempo gli interventi con le esigenze di tutela storico-artistica.

Il progetto mira, in primo luogo, a risanare il danno strutturale causato dagli eventi sismici del 2009 e a eliminare le vulnerabilità strutturali intrinseche del complesso. Si persegue l’obiettivo di conferire un maggiore grado di sicurezza all’edificio attraverso un significativo miglioramento del comportamento sismico complessivo.

Un obiettivo tecnico chiave è la riduzione dei pesi permanenti che gravano sulla struttura e l’eliminazione dei comportamenti strutturali anomali che innescano azioni sismiche dannose, come le spinte non contrastate di volte e archi. Parallelamente, si intende incrementare l’efficacia dei collegamenti tra gli elementi strutturali (pareti e orizzontamenti) per prevenire meccanismi di collasso locali e globali, in particolare i ribaltamenti.

Infine, il progetto ha l’obiettivo di uniformare l’approccio strutturale per l’intero immobile ad un unico intervento di miglioramento sismico, anche in presenza di porzioni con esiti diversi di agibilità, e di ripristinare lo schema strutturale iniziale dell’edificio laddove le modifiche precedenti ne abbiano compromesso il comportamento sismico ottimale.

Soluzioni adottate

Il progetto di intervento mira a conseguire il miglioramento sismico e la conservazione del complesso attraverso una strategia che si concentra sull’alleggerimento strutturale e sul consolidamento murario. La soluzione cardine è la sostituzione della copertura: si demolisce il pesante solaio in cemento armato e si ricostruisce una nuova struttura leggera in legno di abete, completa di un cordolo perimetrale in muratura armata. Questo intervento riduce i carichi permanenti e le azioni sismiche.

A livello murario, il progetto prevede il consolidamento localizzato tramite l’inserimento di tiranti metallici per vincolare le pareti e contrastare le spinte di archi e volte, prevenendo così i ribaltamenti. Le murature vengono risanate attraverso interventi di cuci e scuci, iniezioni leganti e placcaggi con rete in fibra di basalto.

Infine, tutti gli orizzontamenti a volta vengono consolidati e rinforzati (incluse le volte pesanti tramite l’applicazione di fibre di basalto), e si interviene per ripristinare lo schema strutturale iniziale dell’edificio nelle aree alterate, garantendo la ricucitura efficace tra i vari elementi.

Risultati

Il progetto di intervento mira a conseguire il miglioramento sismico e la conservazione del complesso attraverso una strategia che si concentra sull’alleggerimento strutturale e sul consolidamento murario. La soluzione cardine è la sostituzione della copertura: si demolisce il pesante solaio in cemento armato e si ricostruisce una nuova struttura leggera in legno di abete, completa di un cordolo perimetrale in muratura armata. Questo intervento riduce i carichi permanenti e le azioni sismiche.

A livello murario, il progetto prevede il consolidamento localizzato tramite l’inserimento di tiranti metallici per vincolare le pareti e contrastare le spinte di archi e volte, prevenendo così i ribaltamenti. Le murature vengono risanate attraverso interventi di cuci e scuci, iniezioni leganti e placcaggi con rete in fibra di basalto.

Infine, tutti gli orizzontamenti a volta vengono consolidati e rinforzati (incluse le volte pesanti tramite l’applicazione di fibre di basalto), e si interviene per ripristinare lo schema strutturale iniziale dell’edificio nelle aree alterate, garantendo la ricucitura efficace tra i vari elementi.