Chiesa di Santa Maria Maggiore – Casacalenda (CB)
Storia
La storia della Chiesa di Santa Maria Maggiore di Casacalenda è profondamente segnata da una successione di distruzioni e ricostruzioni che ne hanno modificato la struttura nel tempo. Le sue origini sono antichissime, tanto che si ritiene sorgesse su una cripta paleocristiana dell’VIII-IX secolo, in seguito trasformata in chiesetta dai monaci benedettini. Un evento catastrofico fu il terremoto del 4-5 dicembre 1456, che la rase al suolo. La chiesa fu successivamente riedificata e sopraelevata, con la ricostruzione terminata nel 1587, data incisa sul portale laterale. Ulteriori danni si verificarono con il sisma del 1688, a seguito del quale vennero eseguiti restauri tra il 1710 e il 1712. Nel 1728 fu aggiunta una quarta navata per volere di Monsignor Tria. Il XIX secolo vide il crollo del campanile nel 1831 e della volta settecentesca nel 1896. Il Novecento è stato un secolo di numerosi restauri: agli inizi del secolo fu restaurato il soffitto in legno e svuotato il cimitero sottostante; nel 1962 furono rifatti la scalinata e l’intonaco del campanile, ma furono anche rimossi elementi storici come il coro ligneo settecentesco e un pulpito cinquecentesco; negli anni ‘80 furono realizzati il pavimento in pietra e l’impianto di riscaldamento, portando alla luce antiche preesistenze. Infine, in epoca recentissima, la copertura dell’aula è stata completamente rifatta con capriate in acciaio e cordoli di coronamento, mentre sulle navate laterali sono stati realizzati pesanti massetti di pendenza con spessori fino a 60 cm. La Chiesa di Santa Maria Maggiore a Casacalenda ha subito ingenti danni a seguito degli eventi sismici del 31 ottobre 2002, tanto da essere dichiarata inagibile e rimanere chiusa per anni senza alcun intervento.
Condizioni Iniziali
Il sisma del 2002 ha compromesso gravemente la stabilità strutturale dell’edificio, che presentava già delle vulnerabilità significative. I danni maggiori sono stati riscontrati nel tiburio ottagonale, lesionato in più punti, e nella facciata posteriore (a tergo dell’altare), che mostrava un evidente distacco dalla struttura principale. Altri danni includevano lesioni diffuse alle murature, alle volte e agli archi, in particolare quelli adiacenti al campanile, a causa di un effetto di martellamento tra le due strutture. Inoltre, i solai delle navate laterali erano appesantiti da massetti di pendenza spessi fino a 60 cm, che aumentavano le azioni sismiche in modo non simmetrico. Infine, i locali sottostanti la zona dell’altare, di fondamentale importanza strutturale, si trovavano in uno stato di abbandono e dissesto da decenni.

Obiettivi di progetto
L’obiettivo primario del progetto era la riparazione dei danni causati dal sisma e l’eliminazione delle vulnerabilità strutturali rilevate, al fine di garantire la salvaguardia del bene monumentale. Gli interventi sono stati finalizzati a conferire alla struttura un maggior grado di sicurezza e, in particolare, a migliorare il suo comportamento sismico. Il progetto prevedeva anche il recupero funzionale di alcune aree, come i locali sottostanti l’altare, e il ripristino delle opere di finitura connesse agli interventi strutturali.
Soluzioni adottate
Per raggiungere gli obiettivi prefissati, sono state adottate diverse soluzioni tecniche mirate, a partire dalla riparazione delle murature lesionate con la tecnica del “cuci e scuci”, utilizzando materiali compatibili e malte a base di calce. Si è proseguito con l’alleggerimento e il consolidamento dei solai, sostituendo i pesanti massetti con materiali più leggeri come l’argilla espansa e demolendo la cuspide in cemento armato del campanile per ricostruirla con una più leggera struttura in acciaio. Per contrastare i meccanismi di ribaltamento delle facciate e le spinte degli archi, sono stati inseriti numerosi tiranti in acciaio, sia a livello longitudinale che trasversale, e realizzati cordoli di coronamento per collegare meglio le murature. Infine, sono stati introdotti elementi di collegamento tra il campanile e la chiesa per limitare l’effetto martellamento, mentre volte e archi sono stati consolidati mediante rincocciatura dei giunti, cappe armate e, nel caso specifico dell’arco a sostegno del tiburio, con l’aggiunta di un tirante di rinforzo.





Risultati
Le verifiche strutturali, condotte secondo le normative vigenti (NTC 2008), hanno dimostrato l’efficacia degli interventi realizzati. Prima del progetto, molti elementi strutturali presentavano un coefficiente di sicurezza insufficiente all’azione sismica. Ad esempio, il meccanismo di ribaltamento semplice della facciata posteriore aveva un coefficiente di 0.606, mentre quello di ribaltamento complessivo della stessa facciata era ancora più basso, pari a 0.315. Anche la facciata anteriore (a tergo dell’altare) e l’arco trionfale mostravano coefficienti di sicurezza critici, rispettivamente di 0.433 e 0.535.
A seguito degli interventi, in particolare grazie all’inserimento dei tiranti, i coefficienti di sicurezza sono aumentati notevolmente, superando ampiamente il valore minimo richiesto. Il coefficiente per il ribaltamento semplice della facciata posteriore è salito a 1.708, quello per il ribaltamento complessivo a 1.837, quello per la facciata anteriore a 1.672 e quello dell’arco a 1.002. Questi risultati confermano la bontà degli interventi previsti e il significativo miglioramento della sicurezza sismica dell’edificio.
