Castello Pignatelli – Monteroduni (IS)

Storia

Il Castello Pignatelli di Monteroduni rappresenta un palinsesto architettonico che affonda le sue radici nell’epoca altomedievale. L’impianto originario, probabilmente di matrice longobarda (IX-X secolo), sorse con funzioni puramente difensive per presidiare il passaggio strategico tra il Volturno e il Matese. Con l’avvento degli Angioini tra il XIII e il XIV secolo, la struttura assunse la fisionomia di una fortezza a ”difesa attiva”, caratterizzata dalle quattro imponenti torri circolari angolari che ancora oggi ne definiscono il profilo. La trasformazione da castello a residenza signorile ebbe inizio nel 1503 sotto la famiglia d’Afflitto, con l’aggiunta di elementi rinascimentali come lo scalone monumentale, e si concluse con i Principi Pignatelli a partire dal 1688. Questi ultimi ne fecero una dimora di rappresentanza, arricchendola con il celebre soffitto ligneo dipinto e pavimentazioni stemmate.

Condizioni Iniziali

Al momento del sopralluogo, il castello versava in uno stato di conservazione precario. Le strutture murarie portanti mostravano evidenti lesioni dovute ai sismi del passato e a interventi incongrui che avevano svuotato porzioni di muratura per scopi di servizio, compromettendo la stabilità globale. Il degrado interessava profondamente anche gli elementi artistici: il prezioso soffitto ligneo era minacciato da infiltrazioni e parassiti xilofagi, mentre le coperture rifatte in epoche recenti con materiali eterogenei risultavano pericolose e degradate. L’edificio appariva inoltre soffocato da superfetazioni prive di valore, come un garage moderno e un serbatoio idrico pensile, mentre molti ambienti interni erano ridotti a depositi disordinati.

Obiettivi di progetto

L’intervento si pone obiettivi complementari che riflettono la diversa natura delle fasi progettuali. Da un lato, la priorità è il consolidamento statico e la sicurezza, intesi come precondizione indispensabile per la pubblica incolumità. Questo obiettivo, prevalente nella fase tecnica del 1991, mira a fermare i dissesti strutturali, bonificare l’edificio da materiali impropri e dotarlo di una moderna infrastruttura tecnologica e impiantistica. Dall’altro lato, l’intervento evolve verso la ri-funzionalizzazione e valorizzazione culturale, focus centrale della fase del 1993. Qui il fine è trasformare il castello in un ”punto di riferimento fisico del territorio”, rendendolo un contenitore attivo capace di ospitare musei, biblioteche e centri di studio, garantendo la conservazione scientifica di ogni fase costruttiva del monumento.

Soluzioni adottate

Le soluzioni tecniche si sono concentrate sul consolidamento statico tramite la creazione di un ”guscio resistente” interno e la verifica globale del comportamento murario per garantire l’uso pubblico. Le coperture sono state riprogettate per eliminare le spinte orizzontali dannose, mentre il restauro artistico ha previsto il recupero minuzioso dei dipinti del soffitto e delle maioliche originali. Dal punto di vista tecnologico, sono stati inseriti impianti moderni ma discreti, inclusi sistemi di riscaldamento centralizzato, videosorveglianza, rilevazione incendi e un ascensore per portatori di handicap posto nella torre orientale.

Disegni arredi

Tavolo a pettine

Espositore a tre facce

Risultati

L’intervento trasforma il castello in una struttura polifunzionale di eccellenza. Il piano terra accoglie il Museo delle Fortificazioni della Valle del Volturno, con la cucina di corte restaurata come elemento testimoniale. Il primo piano è restituito alla sua funzione di rappresentanza con il grande salone, l’Archivio Pignatelli e la zona residenziale musealizzata. Il secondo piano e gli annessi sono convertiti in biblioteca specializzata e residenze per ricercatori, mentre gli spazi esterni e il giardino vengono aperti alla comunità come parco pubblico urbano e area per mostre dell’artigianato locale.